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Un terribile amore per la guerra: come trovare pace interiore nel conflitto

Un terribile amore per la guerra: come trovare pace interiore nel conflitto

da | Apr 4, 2026

James Hillman, psicoanalista e saggista del secolo scorso, sosteneva che la guerra non è soltanto un evento storico o politico, ma un archetipo, una dimensione universale che attraversa l’esperienza umana. Non appartiene solo al mondo esterno: prende forma nei pensieri, nelle emozioni, nelle reazioni quotidiane.

L’essere umano porta con sé un “terribile amore per la guerra”: una tensione verso il conflitto, un’attrazione che non si esaurisce facilmente, nonostante il desiderio di pace sia molto forte e nonostante la paura.

Non è facile riconoscerlo, perché mette in crisi l’immagine che si ha di sé: chi è disposto ad ammettere che la guerra là fuori è un riflesso più grande delle nostre battaglie quotidiane con gli altri e con noi stessi?

Ma è proprio in questa ambivalenza tra amore e odio per la guerra che essa mostra la sua natura più profonda.

Perché siamo attratti dal conflitto secondo Hillman

È vero la guerra è un errore, una debolezza umana, ma fermarsi a questa definizione sarebbe troppo semplice.

Dentro il conflitto si accende una forza intensa, marziale, capace di condurre alla distruzione ma paradossalmente di farci sentire vivi, profondamente presenti, con un’intensità che raramente troviamo in altri aspetti della vita.

Nello scontro i confini tra me e l’altro si definiscono in maniera rigida: chi sono io, chi sei tu. In questo modo la realtà che spesso viviamo come caotica e ambigua, si organizza in polarità opposte, come giusto e sbagliato, amico e nemico. E qui si nasconde un altro paradosso: la guerra, per quanto terribile, ci dà un senso di ordine, di identità, di confini ristabiliti e di chiarezza.

In più, la guerra mette in scena archetipi potenti, l’eroe, il salvatore, la vittima, immagini che parlano direttamente all’inconscio, che modellano le nostre emozioni, le reazioni, il modo in cui comprendiamo noi stessi e gli altri.

Il ‘terribile amore per la guerra’ di Hillman non è un’esortazione a combattere, ma un invito a guardare senza illusioni alcune delle tante dinamiche interiori che la generano.

La verità sulla pace interiore e come ottenerla

Dobbiamo allora rassegnarci all’inevitabilità della guerra?
Non necessariamente.

La guerra, come ogni esperienza profondamente umana, ci invita a sviluppare una nuova forma di consapevolezza.

La pace è uno stato della coscienza che non dipende dalle circostanze esterne. È la capacità di restare presenti e centrati, di accogliere dentro di sé tutte le energie, anche quelle più intense e conflittuali, senza esserne sopraffatti.

Non significa restare passivi o indifferenti a ciò che accade fuori; al contrario, significa agire nel mondo senza perdere sé stessi.

La pace nasce quando dentro di noi si apre uno spazio capace di accogliere gli opposti: il bene e il male, la forza e la paura, il bisogno di attaccare e il desiderio di amare, la chiusura e l’apertura. Uno spazio in cui possiamo fermarci, senza sentirci obbligati a risolvere tutto subito: è da qui che inizia davvero la ricerca di pace ed equilibrio.

L’equilibrio di cui parlo non è mai fisso né definitivo. Non è qualcosa che si raggiunge una volta per tutte. È un equilibrio dinamico, vivo, che si muove con noi, che cambia insieme a noi, perché tutto nella vita è soggetto a cambiamento. La pace si trova quando impariamo a muoverci in questo flusso: ogni volta che torniamo al nostro centro, ogni volta che restiamo presenti a ciò che accade, dentro e fuori.

In questa direzione si muovono i miei percorsi: trovare e coltivare questo spazio interiore. Non come un concetto da imparare, ma come un’esperienza concreta da vivere.

Se sei interessato/a visita la mia pagina https://www.stefaniacalenti.it/life-coaching-con-stefania-calenti/

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